Ho rotto per sbaglio il regalo di mia suocera, una gatta di porcellana, e dentro ci ho trovato qualcosa che non mi sarei mai aspettata…

Mia suocera mi regalò una gatta di porcellana e disse: «Che decori la tua casa». Sì, certo, la decorerà proprio, pensai. Comunque la misi in un punto ben visibile, per non offenderla.
Anni dopo, io e mio marito divorziammo. Un giorno, mentre spolveravo, ruppi per sbaglio quel soprammobile. Guardai il pavimento e tra i cocci vidi…
…un sacchetto di carta con dentro dei soldi.
Non credevo ai miei occhi. Li contai: duemila. Banconote vere, fruscianti, vecchie. Si vedeva che erano rimaste lì dentro per molto tempo. Stavo in piedi in mezzo alla stanza, con la busta spiegazzata in mano, e dentro di me si mescolava tutto: gioia, imbarazzo, confusione.
Telefonai a mia suocera:
«Ho rotto per sbaglio la sua gatta…»
«Oh, che perdita!» rispose lei. «Almeno hai guardato dentro?»
«Ho già guardato», dissi. «A quanto pare non era solo un semplice soprammobile.»
«Eh sì», disse lei con calma. «Volevo che nella vostra famiglia non mancassero i soldi. Purtroppo non ha funzionato.»
Chiusi la chiamata e cominciai a ridere. Non con cattiveria, non in modo isterico. Semplicemente in modo umano. Per anni quella gatta era rimasta sulla mensola, a prendere polvere e a irritarmi con il suo aspetto buffo, e ora, guarda un po’. Si era rotta e finalmente era servita a qualcosa.
Mi sedetti sul pavimento e cominciai a raccogliere i cocci. Le dita mi tremavano, ma in testa continuava a girarmi un pensiero: «Che simbolo. Prima una crepa nel matrimonio, poi nella porcellana, e ora sono sola, ma almeno i soldi sono rimasti.»
Mi alzai, misi i pezzi in un sacchetto, portai fuori la spazzatura e all’improvviso capii che, per la prima volta dopo tanto tempo, in casa c’era silenzio. Non un silenzio freddo, non vuoto, ma tranquillo.
Decisi di comprarmi quelle cose che desideravo da tanto, ma per le quali non trovavo mai il momento. Un televisore nuovo, un aspirapolvere, della buona biancheria da letto. Bianca, senza rose e senza quei motivi «di famiglia».
Non era lusso. Erano semplicemente cose solo mie. Senza i suoi commenti del tipo: «È una sciocchezza».
Il giorno dopo andai al negozio.
Comprai proprio le cose che avevo scelto e che volevo. Non confrontai, non esitai. Uscii dal negozio con il carrello pieno e con la sensazione che la vita mi avesse restituito un pezzo di me stessa.
A casa accesi il televisore e aprii la confezione dell’aspirapolvere. Era leggero, potente, senza fili. Pulii tutto l’appartamento. Mi sembrava di non togliere solo la polvere, ma tutto ciò che era vecchio, inutile e appiccicato alla mia vita.
Poi andai su internet e ordinai un completo nuovo di lenzuola, una coperta calda e una piccola lampada per il comodino.
Certo, faceva anche ridere: mia suocera voleva che «alla famiglia bastassero i soldi», e invece era andata esattamente al contrario.
Non la richiamai. Legai semplicemente la busta con un nastro e la misi in un cassetto. Che resti lì. Il mio piccolo «giorno nero» è già passato. Ora davanti ci sono solo giorni chiari.
Quella notte dormii tranquilla per la prima volta dopo molto tempo. Senza peso sul petto, senza pensieri. Semplicemente dormii.
E al mattino mi svegliai, aprii la finestra, lasciai entrare l’aria fredda e pensai:
«Ecco com’è. La gatta si è rotta, e insieme a lei si è rotto tutto ciò che mi impediva di respirare.»
E voi, cosa avreste fatto al mio posto? Avreste tenuto quei soldi o li avreste restituiti?



